Federico Fioretto intervista Erica Canaia per SustainabiliTALKS©, il podcast che parla di leadership, di trasformazione dei conflitti, transizioni e momenti difficili della vita.
Erica, ospite per la seconda volta del podcast di Fioretto, approfondisce la sua visione di imprenditrice lontana dalla retorica del leader infallibile. “Fare impresa – racconta Erica – significa abitare ogni giorno la complessità: prendere decisioni, reggere il peso delle responsabilità, affrontare i conflitti, accompagnare le transizioni e, soprattutto, non smettere di riconoscersi come esseri umani.”
Erica durante l’intervista porta una lettura della leadership fondata sulla capacità di creare fiducia, dialogo e benessere condiviso. Fimic è una comunità viva, attraversata da generazioni diverse, sensibilità differenti, aspettative spesso lontane tra loro. Governare tutto questo richiede ascolto, coraggio e una forte missione personale, più ancora che una missione aziendale. Secondo Erica, un imprenditore non può vivere solo di mission aziendale. Deve avere una ragione intima, profonda, personale, qualcosa che lo faccia alzare al mattino con senso e convinzione. Se l’unico obiettivo è fare soldi, tutto diventa troppo povero. Il vero motore è sentire che ciò che si fa corrisponde alla propria vocazione.
L’intervista si ascolta qui: https://www.youtube.com/watch?v=hW3SC6kBD_M.
Essere pane: la leadership che nutre persone e generazioni
La chiacchierata tra Federico ed Erica è una riflessione su responsabilità, libertà di scelta, dialogo e cura delle persone. Federico, lungo curriculum e grande esperienza nell’”ispirare e sostenere persone coraggiose a scoprire ed esprimere il proprio potenziale”, ha coniato l’espressione Essere Pane. «Chi guida, educa o aiuta una persona dovrebbe essere come “pane”: cioè nutrimento, sostegno e occasione di sviluppo umano. Il senso profondo è che avere potere o influenza sulla vita altrui non è un privilegio, ma un compito etico: prendersi cura delle persone affidate a noi, aiutandole a vivere e fiorire meglio.»
Questo pensiero coincide con l’essere imprenditrice di Erica: il leader non deve solo coordinare il lavoro, ma creare condizioni di crescita, dialogo e benessere. La sua missione personale, infatti, non riguarda solo il business ma anche il clima umano dentro l’impresa, ed è qui che entra in gioco l’immagine dell’“essere pane”: cioè nutrire le persone attraverso visione, ascolto, umanità e confronto.
Molto attuale è anche la riflessione sulle diverse generazioni in azienda che hanno idee del lavoro diverse: chi vive per il lavoro, chi cerca equilibrio tra vita e professione, e chi considera il lavoro solo una parte marginale della propria esistenza. La vera sfida del leader è allora costruire un benessere che tenga conto di tutte queste differenze. Per questo Erica insiste molto sulla comunicazione. In Fimic si fanno riunioni periodiche in cui i problemi vengono affrontati apertamente tra reparti per evitare rancori, incomprensioni e silenzi inutili. Parlare, per lei, è già un modo per lavorare meglio.
Oltre i pregiudizi, la libertà di scegliere la propria impresa
Erica è imprenditrice di terza generazione in un’azienda metalmeccanica. Il suo percorso fin dall’inizio è stato segnato da pregiudizi: essere donna, giovane, in un settore tradizionalmente maschile ha significato dover dimostrare il proprio valore più degli altri. «In provincia di Padova costruiamo macchinari per il riciclo della plastica. L’azienda è nata negli anni Sessanta grazie a mio nonno, poi è stata portata avanti da mio padre e oggi io rappresento la terza generazione, in un settore metalmeccanico veneto dove ho dovuto confrontarmi con molti stereotipi e pregiudizi. Quando ho iniziato avevo appena ventisette anni e gli stereotipi li ho incontrati tutti: ero donna, giovane, bionda. Per molti questo bastava a farmi sembrare poco credibile.”
La storia dell’azienda di famiglia è anche una storia di cambiamento. Dal nonno, che lavorava nell’officina meccanica, al padre, inventore visionario capace di spostare il business verso il riciclo della plastica, fino a Erica, che porta apertura internazionale e attenzione al benessere interno. Ogni generazione ha aggiunto qualcosa di proprio. Continuare l’azienda non deve però essere un obbligo. Erica insiste sul fatto che scegliere per dovere, e non per desiderio, può portare infelicità, frustrazione e perfino malessere personale. Per questo dice che bisogna lasciare ai figli la libertà di seguire la propria strada.
Fimic guarda avanti e anticipa i tempi
Altro tema affrontato è: amare quello che si fa: “Secondo me amare quello che si fa è quello che ti permette di raggiungere gli obiettivi.” – ricorda Federico. L’amore per il proprio lavoro certo non manca dentro Fimic.
Dice Erica: «Mio nonno negli anni Sessanta aveva un’officina meccanica specializzata nella produzione di betoniere per l’edilizia. Con l’ingresso di mio padre, che è sempre stato un grande inventore, Fimic ha iniziato a sviluppare macchinari sempre più specifici. Essendo però una realtà ancora piccola, ci siamo trovati più volte a fare i conti con aziende più grandi che copiavano le nostre idee.» A un certo punto il padre capisce che è il momento di cambiare strada e sceglie di entrare nel settore del riciclo della plastica. Così, negli anni Ottanta, Fimic cambia settore.
«Mio padre nel 1998 brevetta la sua prima vera macchina specifica e quando sono arrivata io, nel 2011, il mercato era finalmente pronto per accoglierla. Mio padre è sempre stato un visionario: ancora oggi ci capita di vendere macchine che abbiamo brevettato quasi dieci anni fa. Spesso arriviamo in anticipo, e poi il mercato ci raggiunge quando è pronto.»
Qual è il messaggio finale che lascia l’intervista?
Uno dei temi centrali del dialogo tra Federico ed Erica è il significato dell’essere leader. Erica ironizza sulle infinite qualità che oggi si pretendono da un imprenditore: sempre lucido, sempre equilibrato, sempre forte, sempre perfetto. Un vero leader invece non è perfetto, è presente, coerente e disponibile al dialogo, prova a stabilire buone relazioni, dare senso al lavoro e trasformare anche i momenti più duri in occasioni di crescita. I leader non sono supereroi, sono persone normali, che sbagliano, faticano, soffrono e che avrebbero bisogno talvolta di una “pacca sulla spalla”.
La leadership è responsabilità, trasparenza e la cura delle persone. Non tutti capiranno o apprezzeranno le scelte, ma è importante continuare a fare del proprio meglio.