Dal passaggio generazionale ai mercati internazionali, dal welfare alla leadership femminile. Ospite di Matteo Valléro nel podcast Challenge di The Ambassador, la nostra ceo racconta come FIMIC ha affrontato alcune delle trasformazioni più delicate nella vita di un’impresa.
Quali sono le sfide che un’azienda deve affrontare quando cresce? Come si passa da una piccola impresa familiare a una realtà strutturata e internazionale senza perdere le proprie radici? E come cambiano, insieme all’organizzazione, il rapporto con le persone, la leadership e il ruolo dell’imprenditore?
Sono alcune delle sfide raccontate da Erica Canaia, CEO di FIMIC, a Matteo Valléro, direttore editoriale di The Ambassador – Rivista internazionale di cultura italiana, nel podcast Challenge, disponibile su Amazon Music a questo link. Un format nato per parlare delle trasformazioni che le aziende sono oggi chiamate ad affrontare: dall’intelligenza artificiale alla carenza di personale qualificato, dalla competizione internazionale alla valorizzazione del Made in Italy.
Ha detto Matteo Valléro: «Intervistare Erica Canaia è stata l’immersione in un mindset, prima ancora che un dialogo con un’imprenditrice. La sua voglia di raggiungere obiettivi ed eccellenza si sprigiona da ogni sillaba della sua voce. Ma non meno importante è la volontà ferrea di portare FIMIC a livelli pionieristici in termini di benessere dei lavoratori e di parità di genere. Si parla tanto, oggi, di queste tematiche, a volte è solo “washing”: Erica è una paladina di questi valori e posso dirlo con certezza, per la reputazione che la circonda ma anche perché a forza di intervistare leader d’azienda sono diventato anche un po’ “psicologo” e la sua sincerità nel parlare è davvero palese!»
Nel caso di FIMIC il racconto ha evidenziato cinque sfide.
Prima sfida: il passaggio generazionale
La prima domanda di Valléro riguarda uno dei momenti più delicati nella vita di molte aziende italiane: il passaggio generazionale.
Quando Erica entra in FIMIC, nel 2011, ci sono due dipendenti, il nonno e i genitori. Con la crescita, è arrivata anche la necessità di costruire una vera struttura manageriale. conta cinque dipendenti; nel 2026 sono circa sessanta. La crescita avviene quindi passando da una piccola struttura a un’organizzazione internazionale più articolata, con reparti, responsabili e nuove competenze.
Il suo ingresso in azienda, però, non era scontato. «È stata una scelta mia, mio padre non me l’ha mai chiesto. Quando sono entrata mi sono resa conto di quanto mi piacesse aiutare la mia famiglia e lavorare insieme ai miei genitori», racconta Erica, che aggiunge quanto il fattore decisivo sia stato la disponibilità della generazione precedente a voler realmente accompagnare il cambiamento. Nel caso di FIMIC il cambiamento è avvenuto mantenendo il patrimonio di esperienza dell’impresa e costruendovi sopra una nuova organizzazione. Il passaggio generazionale è diventato progressivamente un percorso costruito insieme ai genitori. «La chiave è affiancarsi per il tempo necessario, unendo la parte più tradizionale e le idee innovative della nuova generazione, e confrontandosi passo dopo passo.»
Seconda sfida: crescere e aprirsi ai mercati internazionali
Il dialogo si sposta quindi sull’internazionalizzazione e sul contributo portato da Erica dopo il suo ingresso in azienda.
«Ritenevo che lavorare solo in Italia fosse limitante e che internazionalizzare l’azienda avrebbe creato molte più opportunità di vendita e di crescita. Con la mia valigetta mi sono fatta 110 voli all’anno per tre o quattro anni»», racconta. La formazione linguistica diventa quindi uno dei primi strumenti attraverso cui costruire la crescita commerciale di FIMIC. Poi Erica comincia a viaggiare, partecipare alle fiere e sviluppare nuovi mercati. Da una struttura commerciale inizialmente molto piccola FIMIC arriva a costruire un team di dodici persone e a partecipare a quasi cinquanta fiere all’anno nel mondo.
Terza sfida: managerializzare
Lo stesso vale per il materiale riciclato. Dire che un prodotto è “riciclabile” non significa dire che sia stato prodotto utilizzando materia riciclata. È una distinzione importante, sulla quale serve maggiore conoscenza, per questo Erica dedica una parte significativa della propria attività anche alla divulgazione: spiegare come funziona il riciclo significa aiutare clienti, giovani e consumatori a compiere scelte più consapevoli.
Quarta sfida: attrarre le persone
ILa conversazione prosegue con un tema che riguarda oggi moltissime imprese: la comunicazione. «Se un’azienda non è conosciuta e non viene conosciuta nel territorio, non attrae talenti», afferma.La comunicazione assume quindi un ruolo anche nella capacità di attrarre persone. Chi valuta una nuova opportunità professionale cerca informazioni sull’azienda, vuole capire chi la guida, come lavora e quali valori esprime. «Se noi per primi non comunichiamo fuori quello che facciamo e quello che siamo, non possiamo pretendere di essere compresi», sottolinea Erica.
Attrarre le persone è soltanto metà della sfida, l’altra metà è riuscire a trattenerle. Da qui il passaggio al welfare. In FIMIC non si tratta semplicemente di mettere a disposizione benefit, ma di comprendere esigenze diverse. Per la nostra ceo «Non si può pensare di creare un welfare aziendale, un benessere aziendale, non tenendo presenti le necessità delle persone». Nel concreto significa, quando possibile, introdurre flessibilità negli orari, consentire lo smart working in situazioni particolari, permettere a un genitore di uscire in tempo per accompagnare i figli o trovare soluzioni per chi deve assistere un familiare.
Accanto a questo ci sono family day, team building e momenti di incontro che aiutano le persone a conoscersi oltre il perimetro del proprio reparto. «Nel momento in cui le persone sentono di essere parte di qualcosa di più di un semplice lavoro, questo permette di creare un rapporto anche personale, non solo lavorativo».
Quinta sfida: leadership femminile e competenze
L’ultima grande sfida affrontata nell’intervista riguarda la parità di genere e la leadership inclusiva.
Erica ricorda gli anni iniziali della propria esperienza professionale, quando essere giovane e donna in un settore prevalentemente maschile rappresentava un elemento che poteva alimentare pregiudizi. «Ho preso la mia valigetta e sono andata a fare le installazioni con i tecnici. Ho fatto un sacco di domande e studiato finché non sono stata in grado di rispondere alla pari di un tecnico.» Ilpunto non era dimostrare di valere di più in quanto donna, ma acquisire tutte le competenze necessarie senza avere i preconcetti «che noi per prime ci imponiamo: essere veloci, rapide, efficienti, perfette. E non esiste. C’è il tempo di apprendimento che c’è per tutti».
H3: L’ultima domanda: quale consiglio dare ai giovani?
Come nelle altre puntate di Challenge, la conversazione si chiude con un consiglio da dare a chi è giovane e sta iniziando oggi il proprio percorso professionale o imprenditoriale. «Io ho avuto tanti mentori, persone che mi hanno accolto e che mi hanno consigliato. Sono stata molto fortunata ma ho anche saputo ascoltare». Ricevere un consiglio però non basta: bisogna essere disponibili ad ascoltarlo. «Ascoltate coloro che vi dedicano del tempo, non abbiate la presunzione di sapere già tutto. C’è tanto da imparare e dell’esperienza degli altri si può fare grande tesoro».